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martedì 6 marzo 2012

Ravioli a chilometro zero, davvero...

Si parla tanto di chilometro zero, spesso per pura retorica o ancora peggio per semplice moda.

L'articolo di oggi invece racconta un viaggio verso il mio paese per mangiare dei ravioli veramente a chilometro zero.

Il tutto ha inizio grazie alla disponibilità di due miei zii Biccia (Beatrice) e il fratello Adamo, che conservano un sapere della mano, come direbbe l'antropologo Giulio Angioni, di chi fa il formaggio e la ricotta in casa.

Zia Biccia e zio Adamo.

mercoledì 14 dicembre 2011

Siddi. Il paese della pasta riparte dalla tradizione: Tallutzas

Partiamo da Siddi, piccolo comune della Bassa Marmilla, oggi incluso nella Provincia del Medio Campidano. Il paese è famoso per la presenza fino al 1996 del Pastificio Puddu, piccola realtà industriale presente in un territorio da sempre famoso per la produzione di grano duro.

Finita da qualche anno l'esperienza dell'industria della pasta, nel paese è presente oggi una bella realtà associativa composta da donne che hanno dato vita all'Associazione "Is Marraconis fibaus"*, sotta la guida del presidente Maria Rosaria Moi e delle signore Gianna Pau, Rosa Pisanu e Maria Atzeni. L'associazione cerca di riprendere il discorso interrotto, producendo tre tipi di pasta tipica locale: Marraconis fibaus che danno il nome alla stessa associazione, Tallutzas e Marraconis de xibiru, i primi due tipici del paese mentre l'ultimo abbastanza comune in Sardegna.

A tutti e tre dedicherò un post sul blog con una ricetta. Oggi inizio con con le Tallutzas, della forma tonda ondulata ricordano un po' le nuvole di drago, prodotte con farina, acqua e sale. Ho deciso di preparale con un bel fungo porcino.


giovedì 21 luglio 2011

Tortiglioni di grano di Villamar, pesto con basilico del mio balcone e pinoli.

Generalmente quando penso agli agricoltori sardi non mi riesce mai di associarli al concetto di dinamicità. Quando parli con qualcuno e dici che comunque la Sardegna può uscire dalla crisi storica del settore agropastorale e provi a citare realtà come Arbore, ti rispondono subito: "Lì funziona perché sono veneti e non sono sardi", quasi a rimarcare che oltre a una serie di motivi strutturali si sommino a una questione socio culturale più profonda.

Se si pensa alla costante crisi del settore ovino, con la disperazione degli allevatori che si vedono riconoscere un prezzo inferiore a quello di 10 anni fa, ti chiedi anche come mai oltre la produzione di un Pecorino romano D.O.P., troppo forte per piacere alle famiglie italiane e troppo legato alle importazioni verso gli USA. Ti viene da pensare anche come mai non si esplorino nuove produzioni magari un po' più piacevoli per i mercati locali e nazionali? A questa domanda però non c'è risposta e quindi passo oltre parlando invece di una realtà positiva, la cooperativa Madonna d'Itria di Villamar*, che ha dato vita a un progetto di filiera corta. La cooperativa che acquista il grano dai produttori, attraverso degli accordi con dei mulini ha iniziato la produzione di pane carasau e pasta (io ho trovato dei tortiglioni), confezionato con marchio proprio. Che dire, un modo intelligente per non svendere il grano ai grandi produttori, che non lo valorizzano nel modo adeguato.




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